Alla fine dei conti il weekend è stato proprio come speravo: sono riuscito a staccare quasi del tutto con la vita normale e godermi due giorni tutto sommato piacevoli, complice anche la Sagra autunnale di Rovigo, che, per quanto sia banale, sembra una specie di alzabandiera all’inizio dei freddi autunno-invernali.
Ogni anno mi meraviglio di come una banale passeggiata, sempre uguale, sempre la stessa, sempre tra le stesse bancherelle che vendono sempre le stesse cose, riesca a darmi così tanta sorpresa e meraviglia.
L’odore acre della cipolla cotta sulla piastra e infilata dentro una piadina, come compagnia di una salsiccia troppo gocciolante perché il foglio di carta resti asciutto.
Le voci chiare, forti, veloci, quasi ipnotiche di imbonitori che hanno recitato lo stesso pezzo troppe volte per non impararlo a memoria, e tuttavia sembra che ogni declamazione sia la loro prima.
Lo stridío del mestolo sul calderone delle prime caldarroste di stagione, da un profumo troppo invitante e un prezzo troppo scoraggiante; i contatti striscianti di un fiume di folla che sembra sempre andare nella direzione opposta alla tua, e le variopinte bancherelle dei fiori, e i cento vestiti diversi di cento persone uguali, e i mille vestiti uguali di mille persone diverse…
Sarà anche l’influenza de La fabbrica di cioccolato vista ieri sera, ma mi è sembrato di tornare un po’ bambino, ieri, e riuscire finalmente, per due giorni, a vedere un piccolo pezzetto di mondo con occhi diversi.
Giusto quello che mi ci voleva!
E adesso vediamo se la carica basta perlomeno fino alla fine della settimana…

