E anche quest’anno siamo arrivati al lunedì post-sanremese.
Un giorno in cui, generalmente, si traevano le somme, si scatenavano le polemiche (che, a parte tutto, non sono mancate), si cominciavano a vendere i dischi e si vedeva chi realmente aveva vinto.
Quest’anno no.
La 55ma edizione del festival della canzone italiana è stata segnata da diversi eventi molto più importanti, di fronte ai quali anche il miglior presentatore non avrebbe potuto non fare un passo indietro e togliersi il cappello. E, contro tutte le polemiche, tutte le accuse di strumentalizzazione, di “carità pelosa” e via dicendo, che hanno accompagnato Bonolis per tutte le cinque serate su Raiuno, non credo che ci sarebbero stati molti altri pronti ad affrontare tutto quello che è successo come ha fatto lui.
Non convenzionale, sicuramente. Alla mano, nella destra la fenomenologia di Mike Buongiorno (di Umberto Eco, se non l’avete mai letta recuperatevi una copia del suo libro “Diario minimo”), nella sinistra le fila de “Il senso della vita” di Montypythoniana memoria, che si trascina dietro ormai da “Ciao Darwin“, dacché io ricordi. Sicuramente un grande, anche nel portare tematiche bene o male “trite e ritrite” in modo nuovo, fare informazione gratuita, senza le solite raccolte di fondi o questue varie.
Qualcuno può considerarla demagogia, può gridare al lupo, ma ragazzi, a me, sinceramente, quest’edizione del festival è piaciuta. E non per i cantanti: oltre a Renga, che è probabilmente la migliore voce italiana già dai tempi dei Timoria non ho notato molti altri che meritassero realmente, eccezion fatta per Povia con la sua “I bambini fanno oh” che non era nemmeno in gara, e i Negramaro, che si sono visti stroncare la loro “Mentre tutto scorre” alla fine della seconda serata. Too bad, alla fine non è certo la musica che ascolta il popolino, buon per loro.
Mi è piaciuta perché alternativa, perché nemmeno il solito Antonio Ricci è riuscito a trovare qualcosa da ridire, perché la Clerici non è stata l’ennesima letterina.
Perché non è stato il solito festival.
Agli italiani, ora, decidere il reale vincitore del festival (anche se con 2500 presenze – al momento – sui circuiti P2P che controllo, sembra meritatissima la vittoria di Renga); per quanto io possa non condividere molte scelte di Viale Mazzini, stavolta la predizione di Chiambretti si è rivelata esatta: comunque è andato, è stato un successo.
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