Svegliarsi la mattina ascoltando la neve cadere, fiocco dopo fiocco, sul tetto della tua camera fa un certo effetto.
Uscire di casa, stretto nella giacca a vento rossa che quest’anno hai usato veramente poco, socchiudendo gli occhi per i fiocchi che turbinano attorno a te, arrivare alla macchina, infilarsi i guanti e cominciare a liberare i finestrini e il parabrezza della macchina dalla neve, poi aprire e velocemente sedersi davanti al volante, accendere il motore e sparare l’aria calda sull’antiappannamento…
..e poi fermarsi. Guardare la neve che scende. Guardare l’immenso manto candido tutt’attorno a te. Ricordare, chissà perché, la Julia Ormond de “Il senso di Smilla per la neve“, e una fotografia in bianco e nero da sempre appesa in camera dei tuoi.
E uscire dalla macchina, sorridendo, chiudere la
portiera e guardare in alto, il cielo, i fiocchi che ti cadono addosso.
Aprire le braccia. Chiudere gli occhi. Lasciarsi abbracciare,
avvolgere, avviluppare da quel candore…
Sarà durato qualche secondo, forse. Ma il tempo s’era fermato.
Oggi è un bel giorno. Se state pensando il contrario, se state pensando ai problemi che avete, al lavoro che vi pressa, agli esami da studiare, alla casa da sistemare, o a qualsiasi altra cosa opprimente, beh… chiudete gli occhi.
Uscite. Inspirate. Affondate le mani nella neve. Ascoltate i fiocchi cadere, uno sull’altro. Lasciatene sciogliere uno o due sulla lingua.
Anche se la neve non c’è. Immaginatela.
Anche se questo non risolve i problemi. Li risolverete.
Questo momento è per voi, e per voi soli. Approfittatene.

