Talvolta qualcosa non funziona, anche se non capisci perché.
Talvolta fai di tutto perché il tutto che fai possa rivelarsi la maniera perfetta. Non importa per far cosa, tutto.
Talvolta arrivi alla fine di tutti i tuoi sforzi stanco, distrutto, magari con l’amaro in bocca, ma la certezza che sono serviti a far sì che tutto il resto sia perfetto.
Talvolta scopri che tutto quello che hai fatto non ha prodotto i risultati sperati. Non ha prodotto risultati. O, peggio, ha fatto dei danni. E non capisci perché. E continui a non capire perché.
Talvolta resti a pensarci, a cercare un motivo. Ruscelli di immagini e suoni sgorgano dalla mente, si accavallano, si fondono, e poi giù, via via che la pendenza si fa più ripida, diventano torrenti semprepiù impetuosi espazzanovia tuttoquelloche trovanosulloro cammino, e nonriescipiùafermarli, troppotardiormaiperarginarequestondatumultuosache – mi perdonino coloro
che l’hanno provata fisicamente sulla loro pelle nell’ultima settimana – siportaviatuttoquellochesentiequellocheprovierestidasolosenzasaperpiùcosapensareecosadireecosafareeeeee…
..e resta il vuoto. Il vuoto che pur non ti fa smettere di pensare.
Di sperare – o temere – che la vita, forse, potrebbe essere diversa, se le cose cambiassero. Se le cose cambiassero in una maniera che non vuoi. E, improvvisamente, ti viene paura. La paura di essere qui per sbaglio. La paura che, se la vita fosse come tu non vuoi, potrebbe essere migliore. Anche per te, ma soprattutto per gli altri.

