gen 31 2005

Le solite cose

Category: Meditazioni,Ombrelestat @ 17:25

Da un po’ di tempo ho capito che probabilmente non sono la persona più adatta per tenere un blog.
Il mio problema è che più della metà delle cose che mi vengono in mente mi sembrano troppo banali,  sfruttate o demagogiche per scriverle qui; e di quel che ne resta, il più delle volte mi domando: “cosa diavolo gliene frega alla gente?“.
E adesso avete capito perché qui non trovate messaggi relativi allo Tsunami, a politicanti che passano la vita a “proteggere” la nazione dal fantasma che s’aggira per l’Europa, a vittorie sconvolgenti di presidenti che fanno scendere il livello di umanità e alzare quello di bestialità del mondo.
Nemmeno una mezza parola sulle seghe mentali di Sirchia e compagnia, anche se chi mi conosce sa benissimo che non nascondo ciò che penso.
Sono sempre le solite cose, in fondo. Le solite cose, sulla bocca di tutti. Mi danno proprio l’idea di quelle parole che, in un remoto passato, quando ancora usavo Word, il word processor del male mi suggeriva come logore. Almeno un termine lo aveva azzeccato.

E sono talmente solite, che alla fine ti ci abitui e sembra che siano scontate, banali… ma nulla è banale. Forse sta diventando troppo banale essere anti-conformisti. Pensarla in maniera diversa.
In fondo, se tutti la pensando in maniera diversa, tutti la pensano uguale, giusto? Chi fa la parte del conformista e di quello che la pensa “sbagliata”, in un mondo dove tutti pensano giusto?

“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”

- Oscar Wilde


gen 03 2005

Pensieritumultuosi

Category: Caro diario,Meditazioni,Ombrelestat @ 15:44

Talvolta qualcosa non funziona, anche se non capisci perché.
Talvolta fai di tutto perché il tutto che fai possa rivelarsi la maniera perfetta. Non importa per far cosa, tutto.
Talvolta arrivi alla fine di tutti i tuoi sforzi stanco, distrutto, magari con l’amaro in bocca, ma la certezza che sono serviti a far sì che tutto il resto sia perfetto.
Talvolta scopri che tutto quello che hai fatto non ha prodotto i risultati sperati. Non ha prodotto risultati. O, peggio, ha fatto dei danni. E non capisci perché. E continui a non capire perché.
Talvolta resti a pensarci, a cercare un motivo. Ruscelli di immagini e suoni sgorgano dalla mente, si accavallano, si fondono, e poi giù, via via che la pendenza si fa più ripida, diventano torrenti semprepiù impetuosi espazzanovia tuttoquelloche trovanosulloro cammino, e nonriescipiùafermarli, troppotardiormaiperarginarequestondatumultuosache – mi perdonino coloro
che l’hanno provata fisicamente sulla loro pelle nell’ultima settimana – siportaviatuttoquellochesentiequellocheprovierestidasolosenzasaperpiùcosapensareecosadireecosafareeeeee…

..e resta il vuoto. Il vuoto che pur non ti fa smettere di pensare.
Di sperare – o temere – che la vita, forse, potrebbe essere diversa, se le cose cambiassero. Se le cose cambiassero in una maniera che non vuoi. E, improvvisamente, ti viene paura. La paura di essere qui per sbaglio. La paura che, se la vita fosse come tu non vuoi, potrebbe essere migliore. Anche per te, ma soprattutto per gli altri.